Incontro con i ragazzi del Liceo Minghetti di Bologna

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Il 10 aprile siamo stati ospiti del Liceo Classico Minghetti di Bologna, per offrire un contributo all’interno delle attività dell’Assemblea di Istituto.

Innanzitutto, viene spontaneo fare i complimenti ai ragazzi del Liceo per la grande energia con cui organizzano ogni mese queste giornate autogestite all’interno della loro scuola. La giornata prevedeva, infatti, moltissimi incontri, divisi in due turni, tra cui gli studenti erano liberi di scegliere a quali partecipare. Pensavamo di trovarci davanti uno scenario desolato, tipico dei giorni di assemblea di quando andavamo a scuola noi. E invece, la scuola era piena di studenti, come fosse un normale giorno di lezione, a riprova della serietà con cui i ragazzi prendono questo tipo di attività autogestite. Insomma, bravi!

 Altro elemento di incertezza era legato ai temi del nostro intervento. Sarebbero stati di interesse? Avrebbero attratto l’attenzione dei ragazzi?

Anche qui, siamo stati felicemente sorpresi. Hanno preso parte al nostro incontro una quindicina di studenti, un buon numero considerando che contemporaneamente si stavano svolgendo una decina di incontri, e soprattutto sono emersi degli ottimi spunti di riflessione.

E’ sempre molto bello parlare di A di Città e di Rigenerazione Urbana nelle scuole. Noi cerchiamo di sensibilizzare i ragazzi sui temi della cittadinanza attiva e loro ci danno importanti informazioni su come vivono la città e su come la vorrebbero. In particolare, ci interessa ragionare sul fatto che la città non è uno spazio asettico in cui “scivolare” nella varie ore della giornata, ma un campo di gioco attivo che può e deve essere trasformato dal nostro vivere.

La metodologia che abbiamo utilizzato per questo incontro è stata quella di invitare i ragazzi a ragionare sui luoghi della propria città, quelli in cui si svolge la loro vita, quelli che normalmente frequentano ma anche quelli dai quali fuggono.

A suon di post-it, sono stati riempiti 4 cartelloni bianchi con le scritte “luoghi della socialità“, “luoghi dell’evasione“, “luoghi dell’intercultura” e “luoghi del conflitto“. Se la socialità è all’insegna di giardini, piazze, strade, scuole e biblioteche, i luoghi del conflitto sono centri commerciali, aree periferiche (Pilastro, San Lazzaro) o zone degradate del centro (Piazza Verdi). In particolare, è stata avviata una riflessione su quali sono gli elementi che rendono un luogo conflittuale: presenza di traffico, assenza di verde, assenza di attività da fare insieme, degrado degli edifici, assenza di illuminazione. A questo punto, per fare un passo ulteriore, abbiamo deciso di passare alle proposte. Quali luoghi nascondono un potenziale? Come possono essere trasformati e resi migliori?

Immediatamente i ragazzi hanno individuato negli elementi vegetali un fattori di riqualificazione. Ecco allora la proposta di portare alberi e aiuole in alcune piazze e strade (Piazza 8 Agosto) e quella di istituire orti urbani come luogo di condivisione (cortile della scuola, quartiere Barca). Altre azioni individuate, quella di chiudere il traffico in alcune aree del centro (Piazza Aldrovandi), migliorare l’arredo urbano, ristrutturare le facciate di alcuni edifici. In particolare, è emersa la possibilità di inventare pretesti per utilizzare lo spazio urbano in maniera diversa dal solito, ad esempio con la predisposizione di un pianoforte all’aperto o di altri oggetti per l’utilizzo collettivo.

Mentre le proposte cominciavano a venir fuori, i ragazzi hanno dimostrato di essere a conoscenza di molte realtà e buone pratiche urbane, segnalandoci ad esempio il PaniCulture Festival o parlandoci di opere di urban art affini ai lavori di Florian Rivière o Fra Biancoshock, già nostri ospiti a Rosarno. E’ emerso anche il tema della danza urbana.

Infine, è emersa la volontà di attuare concretamente qualcosa per migliorare l’aspetto e l’utilizzo del cortile della scuola, attualmente privo di verde e di aree piacevoli per la sosta e il relax. Copertoni con fiori e piante? Tavolini e panchine? Rimozione dell’asfalto per sostituirlo con un prato? Luoghi per pranzare o studiare? Qualsiasi cosa gli studenti del liceo vorranno fare per la propria scuola, noi rimaniamo in ascolto. Ci piacerebbe moltissimo poter essere d’aiuto a questi ragazzi con consigli e suggerimenti, e magari tornare nel loro Istituto coinvolgendo i collettivi di architettura, di design e di danza che collaborano con noi per il Festival della Rigenerazione.

A presto ragazzi, diffondiamo insieme il senso di appartenenza e cura dei luoghi!

Grazie a Marta Selleri, Irene Benvenuti, Claudia Colucci, Margherita Malaguti, Domenico Miccoli, Gaia Montanari, Emiliano Nanni, Margherita Occhilupo, Maria Tamberi, Luca Traina, Camilla Zucchini.

Ettore e Serena.

Cartoline della Rigenerazione – GAST Campilonghi (Treviso)

Cartoline x A di Città

La cartolina di oggi arriva da Montebelluna, Treviso.

Cari amici di Rosarno, tanti saluti da Montebelluna!

Come dov’è Montebelluna? Avete presente la bellissima città di Treviso a una sessantina di chilometri dalla ancor più bella città di Venezia? Ecco, siamo in quella provincia lì, ai piedi delle Prealpi venete.

E chi siamo? Siamo un gruppo di persone (architetti, impiegati, medici, imprenditori, pensionati, …) sensibili ai temi della salvaguardia del territorio e dell’ambiente, attenti alla cultura del cibo buono e sano, convinti delle necessità di un’agricoltura sostenibile fatta secondo i ritmi della natura e certi che la condivisione delle buone pratiche sia una delle vie possibili da percorrere per ottenere questi risultati. O semplicemente perché ci piace così.

Per questo motivo, già dal 2012 si è cominciato a pensare alla possibilità di acquistare collettivamente un pezzo di terreno da adibire ad agricoltura biologica e, perché no, anche a luogo di aggregazione intorno al quale parlare di cibo, di salvaguardia del territorio, di rispetto dell’ambiente e dell’uomo che lo abita.

Così abbiamo individuato una porzione di terreno di 30.000 mq con un annesso rustico in vendita in una zona agricola a sud di Montebelluna. I proprietari, una signora vedova e i suoi quattro figli, avevano deciso di metterlo in vendita ma a condizione che continuasse ad essere coltivato così come lo aveva sempre fatto suo marito, visto che il terreno è letteralmente circondato da cave di ghiaia ed è molto ambito dai cavatori della zona!

Il progetto era quello di racimolare una quarantina di famiglie che avessero intenzione di investire circa 10.000 euro in una iniziativa del genere, acquistare il terreno e, per quanto riguarda la coltivazione vera e propria, darlo in gestione ad un giovane agricoltore già proprietario di una sua azienda agricola. Il resto dei soci avrebbe fornito la mano d’opera vera e propria. Così abbiamo cominciato a spargere la voce, ad uscire con articoli sui giornali, a rilasciare interviste alle tv locali, a riunirci per pensare come sviluppare questo progetto.

Beh, sono passati due anni e il 14 febbraio 2014 abbiamo fondato la nostra società agricola cooperativa. L’abbiamo chiamata GAST Campilonghi (GAST sta per Gruppo Acquisto Solidale Terreno e Campilonghi è la località in cui si trova il terreno – se si guarda la piantina del terreno si capisce perché…!). Il progetto è piaciuto così tanto ai proprietari che tre di loro hanno deciso di partecipare al progetto!

Dunque siamo arrivati alla prima tappa: siamo 34 famiglie, abbiamo investito la cifra di denaro prevista, abbiamo acquistato il terreno e, soprattutto , la cosa più bella, il 15 marzo abbiamo seminato i nostri primi piselli!

Il progetto prevede di dividere il terreno in quattro porzioni: il primo coltivato ad alberi da frutto e legna, il secondo a colture autunno/invernali, il terzo a colture primaverili/estive, il quarto a cereali. Inoltre abbiamo deciso di lasciare un pezzo di prato vicino al rustico per le iniziative culturali.

Il 15 giugno abbiamo già in programma la festa dei “risi e bisi” (riso e piselli) in campo.

Siete tutti invitati! 

Mariateresa Bordin – vicepresidente GAST Campilonghi

 

Per saperne di più sul GAST Campilonghi, vi consigliamo qualche lettura e la pagina facebook 

Storie della Rigenerazione – Le donne, i cavalier, gli attrezzi e i peperoni

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Le donne, i cavalier, gli attrezzi e i peperoni

Ancona-Rosarno: circa 900 km in macchina e una panda a metano caricata di attrezzi che più dei 110 non fa… il primo anno costipati in 4, un’altra volta in solitaria con eroico arrivo alle due di notte…
ma chi cazzo te lo fa fare?
Me lo fa fare AdiCittà, festival della Rigenerazione Urbana e di molto altro. Ormai quasi un appuntamento.

Rosarno si presenta alla panda con una strada trafficata da macchine, tetti in lamiera a ombreggiare i terrazzi degli ultimi piani di case con facciate di cemento grezzo o mattoni a vista… di sicuro non rientra fra i “Cento borghi più belli d’Italia”, ma quelle case un po’ mi piacciono…case costruite per lo più da chi ci abita, coi soldi risparmiati negli anni e con materiali “ufficiali” e non, con le invenzioni architettoniche più disparate…interni ricchi ed esterni grezzi e non curati… qua si usa così..anche lo spazio pubblico.

All’arrivo trovo sempre qualcuno ad aspettarmi, amici da rivedere, un letto dove dormire, doccia, colazione e poi si inizia con la settimana di workshop…e non è un workshop come altri a cui ho partecipato… si dorme ospitati dalle famiglie Rosarnesi (esperienza che segna non poco), gli organizzatori sono ventenni alle prese con burocrazia, permessi, assessori, mentalità paesana, un degrado urbano diffuso e pochissime risorse. In soli due anni hanno dimostrato che le cose si possono provare a cambiare dal basso.

Arrivo sempre con i miei attrezzi, perché so che anche gli utensili sono prestati dai volontari dell’associazione e mancano sempre, e poi per passione metto viti e sono rimasto affezionato all’avvitatore di nonno.
In due anni mi sono sempre intrufolato nella sezione Cantiere Aperto, ma parallelamente si svolgono i workshop per Artisti, Urbanisti, Attori-Teatranti, la sezione per Bambini. Questo serve a offrire più sguardi al festival, più prospettive al luogo scelto ogni anno… e l’effetto è  veramente spiazzante, almeno per me…
Sei lì, che discuti un giorno su come realizzare arredo urbano in italiano, francese e inglese, tagli assi, scartavetri, passi impregnante e colore, sviti e avviti per costruire sedute, pergole e vasi per piante, panche e tavoli ombreggiati, porte da calcetto, parli con gli abitanti su come posizionare il tutto, se gli piace, se può dare fastidio, come lo cambierebbero…  poi ti giri e vedi che un po’ più in là sono spuntati 2000 peperoni appesi sopra la piazza, un murales di un cane che cade, un cerchio nero, un altorilievo bellissimo in cemento colorato che sembra di stare in Messico… poi passano gli attori, che saltellano dinoccolati o strisciano sui muri e fra movimenti, danze, recite e chiacchiere con i cittadini sono quelli che sicuramente hanno la possibilità di vivere il posto più profondamente… poi i bambini che analizzano il quartiere e lo immaginano diverso, i braccianti stagionali che tornano nelle case e guardano incuriositi cosa succede, e capisco che ognuno fa la sua parte, e la mia è proprio piccola.

Penso che per i Rosarnesi la settimana del festival sia qualcosa di diverso, una settimana in cui vivere i loro luoghi in maniera differente, ma credo che sia più quello che danno di quello che ricevono da noi partecipanti.
Il primo giorno ci si sente sicuramente forestieri, seppur accolti calorosamente.. si riparte dopo una settimana sentendo che un po’ di te lo hai lasciato giù, a Sud dell’avvitatore.
La cena offerta dai nigeriani a cui stavamo sistemando la scalinata non ha prezzo, così come la partita di pallone nel nuovo campetto sotto il cavalcavia, ballare per una notte sotto i peperoni, dormire al cantiere per controllare che non ci siano furti o chiacchierare con il nonno della famiglia Carchidi sulla terra e il lavoro. E, più di tutto, gli incontri con chi senti affine a te, complice di un obbiettivo comune da portare avanti, in mezzo a un sacco di problemi rosarnesi, calabresi e italiani…e quando riparti sai che la rigenerazione non si può fermare a una settimana, e che non si possono ignorare le difficoltà politiche e sociali di Rosarno, il presente dei suoi giovani, la condizione dei lavoratori stagionali, l’opportunismo dei partiti, i cittadini che non partecipano lo spazio e la vita pubblici. E che una panchina in più non cambia nulla, è realizzarla insieme che fa la differenza.

Come scrivono i ragazzi di Sursiendo, “la realtà è la cosa più radicale che esista”, per questo tentare di cambiarla, provare a farla, è necessario ed è l’unico modo per immaginare di riuscirci. In un paese della Calabria qualcuno ci sta provando.

Alex Trotta

Giornate di studi sul paesaggio alla Fondazione Benetton.

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Si sono concluse nel migliore dei modi queste due giornate di studi sul paesaggio, dal titolo Curare la terra. Luoghi, esperienze, pratiche”, organizzate dalla Fondazione Benetton di Treviso, il 20 e il 21 febbraio.

Noi di A di Città eravamo presenti, ed abbiamo avuto modo, non solo di  ascoltare la voce di alcune fra le più autorevoli figure del mondo del paesaggio, ma anche di conoscere importanti realtà e buone pratiche diffuse sul territorio nazionale e all’estero.

Curare la terra, dunque, il tema delle giornate, sviluppatesi con un ritmo serrato, denso di appuntamenti di elevatissimo valore. Trovate il programma dettagliato e l’elenco dei relatori nella pagina ufficiale della Fondazione [ http://www.fbsr.it/ ].

Al convegno era presente un pubblico molto eterogeneo: studiosi, professori, studenti, ma anche agricoltori, cittadini, associazioni. Tutti attorno allo stesso tavolo, come nel discorso conclusivo del Presidente Luigi Latini, che ricordava “Fin da piccolo sono stato abituato a sedermi a tavola con persone di cultura molto differente, chi parlava il greco e chi era analfabeta. A tavola, però, si parlava tutti la stessa lingua”. E’ proprio questo lo spirito con cui si sono svolti gli incontri, insieme alla consapevolezza che ognuno di noi ha la sua personale missione, ma che lo scopo è unico: quello di prenderci cura del pianeta in cui viviamo e dei luoghi ai quali apparteniamo. C’è chi lo fa con un’attività di ricerca, studiando, chi lo fa sul campo, attraverso la messa in opera di buone pratiche. Come ha ribadito anche Laurence Baudelet, etno-urbanista e coordinatrice dell’associazione Graine de Jardins“Dobbiamo capitalizzare e mutualizzare le esperienze, sfruttare le competenze di tutti”.

Ci è piaciuta molto l’attenzione al concetto di appartenenza in contrapposizione a quello di identità, perché laddove quest’ultima rischia di condurci verso l’isolamento e l’incomprensione reciproca, la prima invece stimola un cammino condiviso. Non è più importante se siamo italiani, marocchini, algerini; nel momento in cui siamo consapevoli del nostro appartenere alla Terra, in generale, e in particolare al luogo in cui ci troviamo ad abitare, il nostro prenderci cura di esso diventa un’attività comune, collettiva. Questo ci ha ricordato ciò che avviene a Rosarno, ciò che è avvenuto durante il nostro Festival, quando cittadini di diverse etnie si sono ritrovati a lavorare assieme negli spazi comuni. La missione di un progetto come A di Città è proprio questa: stimolare il senso di appartenenza ai luoghi.

Ci ha entusiasmato la forte presenza di giovani, ma anche l’inesauribile energia di chi, ormai non più giovanissimo, continua nella propria attività dall’alto della propria esperienza, sentendo addirittura l’urgenza di intraprendere nuovi percorsi. Su questa scia, sia il prof. Giuseppe Barbera, che è recentemente divenuto assessore a Palermo, sia il prof. Massimo Venturi Ferriolo, sono approdati alla convinzione che sia necessaria una fase di impegno politico. Le piccole politiche, cioè le azioni dal basso, le iniziative dei singoli, sono certamente il motore e la grande risorsa di questo “ritorno alla terra”, ma si fa sempre più strada la necessità di un appoggio dall’alto, da parte della grande politica, per poter godere del sostegno di azioni globali.

Cosa significa ritornare alla terra? E’ certamente un’esigenza non nuova, affiorata già in passato nelle diverse ondate di quello che viene definito neo-ruralismo, come ci ha spiegato Joan Noguè, professore di Geografia Umana presso l’Università di Girona. Oggi rappresenta la necessità di ritrovare nel paesaggio urbano le forme e le attività proprie del paesaggio agricolo, rivendicando un rapporto con la terra che non ha solo un valore produttivo, ma soprattutto sociale. Il giardino come luogo d’incontro e di scambio. E’ in questa direzione che vanno i jardins partagés di cui ci ha parlato Laurence Baudelet [ http://jardinons-ensemble.org/ ]. Ma poi c’è la grande agricoltura, quella soggetta alle leggi del mercato, quella che deve veramente produrre i beni che consumiamo. “Come fanno gli agricoltori a tornare alla terra, quando sono le stesse leggi del mercato a impedirglielo?” si chiede Massimo Venturi Ferriolo in uno dei suoi interventi. La domanda è aperta. Per rispondere, possiamo cominciare dal nostro impegno ad essere consumatori intelligenti, privilegiando l’acquisto direttamente dal contadino piuttosto che al supermercato, l’acquisto di frutta e verdura di stagione, l’accettazione di un prezzo di mercato più alto, ecc… Ma abbiamo anche bisogno di interventi dall’alto. Grande politica, appunto, per tornare a quanto detto sopra.

Durante un momento di dibattito, ci è stata data l’opportunità di parlare di A di Città e siamo stati molto contenti di come alcuni relatori si siano interessati al progetto. Abbiamo ricevuto complimenti e nuovi input per andare avanti in questo nostro percorso, e sicuramente faremo tesoro delle tante riflessioni di queste due giornate per migliorare la nostra attività futura. Per continuare con il nostro spirito di condivisione  e messa in rete delle buone pratiche, nei prossimi giorni approfondiremo più nel dettaglio alcuni temi, vi racconteremo meglio le belle esperienze che abbiamo conosciuto, emerse sia dalle esposizioni dei relatori che dalle testimonianze di quei cittadini ed associazioni che hanno deciso di agire.

E per concludere, ancora un grazie alla Fondazione Benetton per questa opportunità, all’arch. Luigi Latini e alla dott.ssa Simonetta Zanon per l’invito, all’arch. Anna Lambertini, al prof. Vincenzo Gioffrè e all’arch. Elisabetta Nucera per la fiducia che stanno dimostrando nel nostro progetto.

Storie della Rigenerazione – I bambini di Rosarno (seconda parte)

Storie della Rigenerazione

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[…segue] A minuscola di Città nasce dalla collaborazione con Roberta Ghelli, giovane architetto torinese che dedica il suo lavoro e le sue ricerche alla trasmissione dell’architettura ai bambini. A minuscola è stata un’avventura in compagnia dei cinque sensi, un Festival per i bambini e dei bambini, rivolto ai piccoli abitanti del quartiere, per aiutarli a scoprire insieme il loro piccolo mondo. Le giornate si sono sviluppate attorno ad un gioco da fare in gruppo, utilizzando uno dei 5 sensi : una grande macedonia da gustare con i vicini di casa, per conoscersi ed incontrarsi ; una caccia al tesoro da risolvere fotografando le architetture del quartiere, per esplorare e confrontare le proprie opinioni ; una gita sonora e olfattiva, per registrare i suoni e i profumi e i rumori e le puzze del quartiere divertendosi ; un percorso ad occhi bendati, per toccare i materiali ed imparare a fidarsi del proprio amico accompagnatore. I bambini si sono avventurati nelle zone che non conoscevano, in cui non gli era stato mai permesso di andare, e ci hanno guidati nei posti che amano, in cui giocano e si incontrano. Quando poi, nel giorno di inaugurazione della mostra, abbiamo esposto i loro disegni, realizzati durante le attività, e le foto, fatte d loro e da noi, i bambini sono rimasti meravigliati di tutto quello che erano riusciti a fare insieme, ed a quanto, insieme, si fossero divertiti.

Storie della Rigenerazione – I bambini di Rosarno (prima parte)

Storie della Rigenerazione

bambina

C’è un’immagine che mi torna spesso in mente, legata al Festival della Rigenerazione Urbana. Era la serata inaugurale dei lavori della prima edizione. Riprendevo con la mia fotocamera l’atmosfera di festa che si era creata nell’area del ricettacolo e la grande folla di gente che per più di un’ora era rimasta in attesa ai cancelli, bramosa di entrare e vedere i risultati della nostra settimana di lavoro. I più scalmanati, ovviamente, i bambini. Sempre presenti in quei giorni al nostro fianco, con idee, suggerimenti e tanta voglia di fare insieme a noi. Era anche la loro festa in quel momento.

Vengo travolto, come spesso accadeva in quei giorni, da tre bambini ormai familiari. Vogliono che li riprenda con la fotocamera, traspare dai loro occhi l’entusiasmo per la novità, per questa settimana di lavoro, per i giochi costruiti assieme, per l’atmosfera di festa. E poi me lo dicono forte e chiaro “Questa è la nostra città, Rosarno! E speriamo che non rompono niente, come fanno di solito da queste parti.” Ecco, quando ripenso all’entusiasmo di questi giovani rosarnesi, alla loro consapevolezza e alla loro forza, a come hanno creduto in quello che stavamo realizzando insieme, mi convinco che stiamo andando nella direzione giusta. Poi, per problemi burocratici, quella piazzetta non fu più aperta e i bambini hanno continuato per settimane a scavalcare il muretto di recinzione per poter giocare con le strutture che avevamo costruito. Ma nonostante questo, crediamo che il nostro lavoro non sia andato perduto, che ne rimane traccia nel rapporto creato con questi giovani cittadini, i rosarnesi di domani.

Ed è proprio per premiarli che, in occasione della seconda edizione del Festival, abbiamo deciso di creare qualcosa appositamente per loro. A minuscola di città nasce dalla collaborazione con Roberta Ghelli [continua…]

Presto su RisorgiMenti Lab

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ciclo_progettoSu RisorgiMenti Lab seguiremo il laboratorio Rigenerazione Urbana e metteremo in CONDIVISIONE le nostre esperienze, gli strumenti, i nostri contatti per chi ha il desiderio di sperimentare dal basso la Rigenerazione nella propria via, quartiere, città e non ha ancora gli strumenti per iniziare; o per chi cerca una collaborazione, un’occasione di lavoro, un’esperienza nel campo della Rigenerazione urbana, economica e sociale.

IDEE FUORICLASSE

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Durante i giorni del Festival abbiamo incontrato tanti ragazzi di Rosarno.
E nell’assemblea al Liceo Scientifico “R.Piria” è emerso il desiderio dei giovani della Piana di vivere in una città diversa, dove uscire tranquillamente la sera, tra negozi e bar. I ragazzi hanno manifestato la volontà di essere tutti protagonisti della propria città, chi in un modo chi in un altro.
“Vorremmo chiedere la gestione dell’edificio dell’ex cinema” “Vorremmo far vedere a tutti che Rosarno non ha nulla da invidiare alle altre città della Piana” “Vorremmo mostrare le nostre potenzialità anche al di fuori del Liceo”
Per questo motivo abbiamo pensato al progetto “IDEE FUORICLASSE”.
Diamo la possibilità a tutti i giovani di Rosarno di far sentire la loro voce e far conoscere le proprie idee!
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